Quella maledetta mattina dell’11 settembre 1599, la folla delle grandi occasioni si era riunita nella Piazza di Castel Sant’Angelo per assistete alla decapitazione di Beatrice Cenci, della di lei madre Lucrezia, e allo squartamento del fratello Giacomo, condananti da Papa Clemente VIII (per ulteriori dettagli storici correte dal mio amico Rino). Fra gli attoniti spettatori di quella mattanza, anche il Caravaggio e la piccolissima Artemisia Gentileschi. Che, all’epoca, aveva solo sei anni…Se c’è un quadro che mi turba e inquieta è proprio il suo Giuditta e Oloferne: ho sempre pensato che la pittrice, nel dipingere il volto agonizzante di Oloferne, nel ricamare quei fiotti di sangue, non potesse che tentar di sedare l’urlo straziante che Beatrice lanciò all’avvicinarsi del boia, e che da allora le echeggiava nottetempo nelle orecchie…Sarà una fantasia mia, non so: resta il fatto che il tristissimo caso di Beatrice ha ispirato la fantasia di moltissimi artisti, popolari e non: Stendhal, Percy Shelley, Alexandre Dumas hanno riesumato questo oscuro caso nelle loro
pagine, al pari di un Antonin Artaud che si è ispirato ad esso in uno dei più affilati ed implacabili esempi di Teatro della Crudeltà…Il cinema non poteva di certo arretrare dinanzi ad una capitolo così fosco della storia Rinascimentale: Guido Brignone, già nel 1941 ne trasse un film di cui si è persa memoria. Lo seguì, nel 1956, il grande Riccardo Freda, che ispirandosi alle pagine di Francesco Domenico Guerrazzi (raro esempio di “Gotico” all’italiana), forgiò un sontuoso melodramma, d’austera bellezza. Il mio amatissimo Fulci, nel 1969, anche per scrollarsi di dosso la nomea di regista di “Ciccio e Franco”, realizzò un suo Beatrice Cenci. Un film che non fece una lira (“alla prima mi volevano linciare”, mi confessò una volta) ma che egli amava di un amore sincero ed appassionato. Recuperate questo film (è recentemente uscito in dvd in Francia) e vedrete come si possa fare un film storico, senza la laccata grandeur, tipica di questo cinema. Il Cinquecento messo in scena da Fulci è una fossa dei serpenti in cui la sporcizia dei corpi (tutti i personaggi del film grondano sudore e polvere dagli ampi colletti e dalle papaline stinte) sottende ben altre sozzure…Ripeto: recuperate ques’opera atrocemente moderna, ignorata in patria, ed apprezzata all’estero da personaggi come Bertand Tavernier che se ne ricorderà per il suo Quarto comandamento (1987), altra dolorissima variazione sul tema del Calvario della povera, bellissima, Beatrice…