(ho voglia di sussurrare ad una Donna nell'orecchio la mia poesia preferita, questa, fra croccanti fragranze di seta e candele fluttuanti. C'è ancora chi sa assaporare queste cose?)
Naturalmente di notte ci sono le sette meraviglie del mondo
e la grandezza e il tragico e la grazia
Le foreste si urtano confusamente con creature di leggenda
Nascoste nei folti.
Ci sei tu.
Nella notte c’è il passo del passeggiatore e quello dell’assassino
E quello del sergente di città e la luce del lampione
E quella della luce del cenciaiolo.
Ci sei tu.
Nella notte passano treni e navi e il miraggio dei paesi
Dove fa giorno. Gli ultimi soffi del crepuscolo e
I primi fremiti dell’alba.
Ci sei tu.
Un’aria di piano, uno scoppio di voce.
Sbatte una porta, un pendolo.
E non soltanto gli esseri e le cose e i rumori materiali.
Ma ancora io ce mi seguo e mi oltrepasso senza fine.
Ci sei tu, l’immolata, tu che attendo.
Strane figure nascono talvolta al momento del sonno e scompaiono.
Se apro gli occhi compaiono fosforescenti fioriture e
Appassiscono e rinascono come carnosi fuochi d’artificio.
Paesi sconosciuti che percorro in compagnia di creature.
Ci sei tu, senza dubbio, o spia bella e discreta.
E la palpabile anima della distesa.
E i profumi del cielo e delle stelle e il canto del gallo
Di 2000 anni fa e il grido del pavone nei parchi in fiamme e dei baci.
Mani che sinistramente si chiudono in una luce pallida e
Assi scricchiolanti su strade di medusa.
Ci sei tu, senza dubbio, che io non conosco, che conosco al contrario.
Ma che presente nei miei sogni ti ostini a lasciartici indovinare
Senza parere.
Tu che resti inafferrabile nella realtà e nel sogno.
Tu che stai alla base dei miei sogni e scrolli il mio spirito
Colmo di metamorfosi e mi lasci il guanto quando ti bacio la mano.
Nella notte ci sono le stelle e il movimento tenebroso del mare,
delle foreste, delle città, dei polmoni di milioni e milioni di esseri.
Nella notte vi sono le meraviglie del mondo.
Nella notte non angeli custodi ma soltanto il sonno.
Nella notte ci sei tu.
E anche nel giorno.
Mi volgo continuamente in un sotterraneo in cui la luce non è che sottintesa. Attratto dal suo ultimo riflesso, passo e ripasso davanti a una ragazza forte e bionda cui dono la vertigine, che la spaventa per me. Conosce la lingua dei sordomuti, se ne serve la famiglia. Io non sono curioso di sapere perché mai le abbiano sparato. La pallottola è rimasta preso il cuore e l’emozione le gonfia ancora il seno. Andiamo con l’auto in un bosco. Una cerbiatta attraversa la strada. La bella ragazza schiocca la lingua. E’ una musica deliziosa. Vorrebbe vedere il colore del mio sangue. I suoi capelli sono tagliati a caso, un vero letto d’erbe impazzite che lei nasconde. Presso di me qualcuno confusamente desidera fuggirsene con lei. Me ne andrò e me ne vado. Non abbastanza presto da non sentire, bruscamente, la sua bocca fresca e feroce sopra la mia. (Paul Eluard)
Stando a quelle indagini che tanto piacciono ai nostri quotidianisti, una notevole fetta di italiche fanciulle sarebbe disposta tipo a fare i turni di notti in una fonderia pur di non far l’amore col proprio partner. E ciò, perbacco, dà da pensare. O meglio: dovrebbe far meditare soprattutto noi maschietti che evidentemente abbiam cominciato a vedere il Desiderio, la carica ferina, come uno sgradito luogo di villeggiattura ove ci si va giusto per accontentar la moglie.
“Mi sembra di averti già incontrato, forse nei tuoi sogni”, sussurra Dorothy Lamour a Bob Hope ne I cercatori d’oro. E lui, impagabile, replica, “Non dovresti frequentare certi posti”…Sogni...che meraviglia potersi infrangere sulla scogliera onirica negli attimi più inusitati, aggrapparsi ad essi come ancora di salvataggio…Qui nel Teatrino si omaggia sovente la più bella fucina di sogni che il Novecento ci abbia lasciato in eredità, e cioè il Cinema…In questo erigendo Museo della Celluloide si son levati canti per tutto ciò che risuona inusitato, orrorifico, scientemente "eccentrico" e così sarà, fino a quando il sipario non calerà. Mi piace l'idea che si diabtta anche del più sfuggevole e soggettivo dei generi, forse neppure un genere a sé nel suo esser “de-genere” (siete pregati di darmi una sberla quando scrivo certe cose): mi riferisco al cinema “erotico”, o, meglio a quella messe di immagini, frammenti, che han saputo render più dolci le nostre notti…Esiste, l’erotismo al cinema? senza ombra di dubbio, ma in luoghi inusitati, non certo nelle pellicole spacciate per tali che troppo spesso si tramutan in sagre da Fiera boaria…Penso alle calze (lentamente) calate di Silvia Pinal, eroina sadiana, nel fondamentale Viridiana del sommo Bunuel; al feroce amplesso “crowleiano” di Udo Kier con Marina Pierro in Docteur Jekyll et les femmes del Boro, vecchio libertino, o a quello con banderilla finale che apre l’almodovariano Matador; la mente va alla stordente fisicità di Nicolas Cazalè in Le clan di Gael Morel o alle butirrose forme di Ludivine Segnier in Gocce d’acqua su pietre roventi di Ozon…E voi, amici, quali scene, quali corpi han scatenato i sensi?
Giovanissimo ho aperto le mie braccia alla purezza. Non fu che un palpito d'ali nel cielo della mia eternità, che un palpito di cuore innamorato che batte nei cuori conquistati. Non potevo più cadere. Amando l'amore. In verità, la luce mi abbaglia. Ne posseggo abbastanza per guardare la notte, tutta la notte, tutte le notti. Tutte le vergini sono diverse. E sogno sempre una vergine. A scuola siede nel banco davanti a me, con il grembiule nero. E se si volge per chiedermi la soluzione di un problema, l'innocenza degli occhi mi confondo al punto che pietosa del mio turbamento mi getta le sue braccia intorno al collo. Altrove mi abbandona...Una volta il mondo stava per finire e ignoravamo tutto del nostro amore. Ella cercò le mie labbra con movimenti del capo lenti e carezzevoli. E ho creduto davvero, quella notte, che avrei potuto ricondurla al giorno. Ed è sempre la stessa condessione, la stessa giovinezza, gli stessi occhi puri, lo stesso gesto ingenuo delle sue braccia che mi cingono il collo, la stessa carezza, la stessa rivelazione. Ma non è mai la stessa donna. Le carte han detto che l'incontrerò nella vita, ma senza riconoscerla. Amando l'amore. (Paul Eluard)